Vietato dire NON CE LA FACCIO!

Sforzo intenso e prolungato che porta all’indebolimento progressivo delle facoltà di resistenza fisiche o spirituali

Secondo il vocabolario questa é la definizione di FATICA. Ma troppo spesso sento in palestra le seguenti frasi “Non ce la faccio” o peggio “Non ce la posso fare” o “Muoio” accompagnete da scene da oscar come miglior attore drammatico.

Provare fatica in realtà è necessario per uscire dalla così detta ‘Zona di comfort’, mettersi faccia a faccia con la proprie capacità di resistenza fisica e mentale e i propri limiti, cercando ogni giorno di superarli.

Ecco a voi un articolo per non ricadere nelle solite scuse e trovare in voi la forza per superare i vostri limiti.

Quando basta è basta?

Sappiate che quando iniziate a rompere che “Non ce la faccio più”, quando vi fermate durante una serie di addominali, quando perdete la presa perchè siete stanchi, probabilmente avete ancora un buon 40% di energia da poter sfruttare.
Il limite mentale e la fatica mentale arrivano molto prima rispetto alla reale fatica fisica! Quindi ogni volta che dite NONCELAFACCIONONCELAFACCIONONCELAFACCIO nel tempo che avete detto questo ne avete fatti altri 3 di addominali 😉

In Psicologia si parla di durezza mentaleresilienza. Questi due concetti sono la base delle nostre capacità di tenere duro e determinanti per la formazione del carattere di un vero atleta.
– La durezza mentale è definita come ‘un costrutto multidimensionale che comprende la capacità mentale di recuperare dopo sconfitte ed errori, l’abilità di controllare la tensione agonistica, la capacità di mantenere l’attenzione per periodi di tempo prolungati, il livello di autostima sportivo e il grado di coinvolgimento e impegno nel sopportare la fatica e raggiungere i propri obiettivi’ (Goldberg, 2000). In pratica, coinvolge la determinazione, la perseveranza, l’impegno, la capacità di resistere alla fatica ed al dolore, per usare al massimo le proprie capacità, per ottenere una performance ottimale.
– La resilienza è ‘la capacità di resistere alle frustrazioni, allo stress ed alle difficoltà della vita fronteggiando efficacemente gli eventi critici e reagendo in modo positivo’ (Trabucchi, 2000). La persona resiliente è in grado, quindi, di adattarsi alle situazioni avverse, come possono essere fatica e dolore.

Per essere sicuri di possedere una buona durezza mentale e resilienza dobbiamo imparare a lavorare su due concetti molto importanti: l’autoefficacia e l’autostima

Come costruire una buona autoefficacia ?

Nascere capricorno, ammetto che forse mi ha aiutato ad essere una testona, caparbia e cocciuta che non si arrende facilmente. Oltre a questo sono una persona che cerca sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno e non mi faccio facilmente sconfortare. Come insegnano i libri sulla PNL per lo sport il pensiero positivo è strettamente connesso al self-talk e ci pone in un assetto positivo rispetto alle sfide che dobbiamo affrontare.  Sostituire il Non ci riesco con un Posso farcela, ci fa uscire già vincitori, o quantomeno con più chance rispetto a una visione negativa della stessa situazione.

Se iniziamo a sottolinearci i successi, non gli insuccessi la nostra autoefficacia subirà un’impennata! E ovviamente anche la nostra autostima.
Pensiamo all’ultima volta che ci siamo allenati. magari ci vengono in mente quella cosa che non siamo riusciti a fare(e non le 10 che abbiamo fatto), a quel risultato che non siamo riusciti a raggiungere(e non ai cambiamenti che abbiamo ottenuto nel tempo). MALE! Volgiamo il nostro sguardo alle cose positive!

Se penso alle mie lezioni di pole spesso ne esco distrutta sia fisicamente che moralmente. Mi sembra di non essere riuscita a combinare nulla di buono e di non aver portato a casa nemmeno un risultato. Eppure la volta dopo che ripeto lo stesso trick o la stessa combo mi vengono e esco euforica come un bimbo a Natale. Quindi forse non era così vero che non ero riuscita a combinare nulla la volta prima, ma necessitavo solo un pò di esercizio e ripetizione. La differenza la fa anche quanto entriamo cariche o scariche dalla giornata al nostro allenamento, o quanto siamo emotivi e ci lasciamo influenzare da altri avvenimenti. Come spiegavo alcuni articoli fa il concetto di PRESENZA è sempre molto gradito per dare il meglio di sè e se così non può essere meglio evitare di allenarsi per quel giorno. Pero’ paradossalmente a volte è efficace la strategia opposta. Per migliorare le nostre performance dobbiamo usare il metodo della DISTRAZIONE, ovvero pensare a qualcosa di meccanico e ripetitivo che “distolga” la nostra mente dal suo pessimismo e fastidio del NON CE LA FACCIO! Potete recitare una poesia o una tabellina, elencare le città che iniziano con una lettera dell’alfabeto o coniugare i verbi.

Dopo aver messo le basi per una solida autoefficacia si possono iniziare ad apprendere, sviluppare ed allenare la durezza mentale e la resilienza, così importanti nel riuscire ad ottenere una performance ottimale ma anche così necessarie per riuscire a resistere alla sensazione di fatica.

Insomma come dice un vecchio proverbio Volere è Potere! Questo ci fa capire quanto tutti i limiti che abbiamo sono dentro la nostra testa, più che nel nostro corpo. Facciamo capire alla mente quanto siamo delle macchine meravigliose molto più forti e resistenti di quello che lei crede! Tiriamo fuori in nostro willPower e ragioniamo come se ci trovassimo in una situazione complicata in cui nn é solo una sfida contro noi stessi riuscire a raggiungere un obiettivo, ma un reale necessitá. Pensiamo a preparare il nostro corpo e la nostra mente a essere sempre pronti a tutto, e “Non ce la posso fare” nn é una soluzione contemplata!

 


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